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Caravaggio, Vocazione di San Matteo (1599-1600): la luce taglia la stanza sopra una finestra offuscata
Magazine · Abitare la Cultura

La mia finestra è un quadro… e uno specchio

Il saggio di Ilaria Serra che accompagna il concorso fotografico: la finestra nella storia dell'arte, da Ghirlandaio e Caravaggio a Magritte — cornice che dà senso al mondo, soglia di luce, specchio di chi guarda.

Rubrica «Abitare la Cultura» — a cura della Professoressa Ilaria Serra. Il saggio d’accompagnamento al concorso fotografico «La mia finestra è un quadro… e uno specchio», promosso da LoveImmobiliare Magazine con il Gallio Film Festival, in uscita sul Volume 9 della rivista.

Quest’estate il festival di Gallio viene arricchito da un concorso fotografico dedicato alle finestre e ai mondi in esse incorniciati. Il passo dal cinema al concorso non è lungo, visto che il festival stesso è come una finestra su diversi modi di vedere il mondo da parte di registi italiani e stranieri.

Le finestre sono tra gli elementi più importanti di una casa. Personalmente ho scelto la mia casa a partire dalle finestre, dalla luce che portavano dentro e dalla vista che offrivano. Anche la precedente l’avevo arredata a partire dalle finestre: prima le tende, giallo sole, e poi il resto. In fondo le finestre sono il nostro modo di vedere il mondo o la fetta di mondo che ci è stata assegnata.

Nella storia dell’arte le finestre sono un soggetto frequente, per diversissimi motivi, come spiega il bellissimo libro, riccamente illustrato, Il mondo alla finestra. La storia dell’arte raccontata dalla cornice di una finestra di Emanuela Pulvirenti (BUR, 2022). Prendo alcuni spunti dal suo lavoro per offrire un saggio di accompagnamento al nostro nuovo concorso fotografico.

Due mondi, separati da una cornice

Quando appaiono in un quadro, le finestre rivestono significati profondi. Prima di tutto, la finestra separa due mondi, il selvatico al di fuori e l’ordinato all’interno, l’umano e il naturale, la cultura e la natura, la misura e l’infinito. Racchiudere un paesaggio in una finestra significa controllare razionalmente la realtà. Per esempio, in Ritratto di vecchio con nipote (1490), Domenico Ghirlandaio «inquadra» il reale dietro al vecchio come un precursore della fotografia. Pulvirenti cita lo scrittore Antonio Tabucchi che spiega bene: «la vastità del reale è incomprensibile, per capirla bisogna rinchiuderla in un rettangolo, la geometria si oppone al caos, per questo gli uomini hanno inventato le finestre che sono geometriche» (Pulvirenti, 272).

Domenico Ghirlandaio, Ritratto di vecchio con nipote, 1490

Domenico Ghirlandaio, «Ritratto di vecchio con nipote», 1490

La luce che crea le cose

Secondo, la finestra è portatrice della luce che illumina la scena, ma ancor più crea gli oggetti all’interno. Li rende possibili. Chi meglio di Caravaggio può illustrare l’effetto drammatico del chiaroscuro? Nei suoi quadri però la finestra è spesso solo percepita grazie ai raggi di luce, non inclusa nel quadro. Oppure è inclusa come dettaglio di un riflesso, come nel dipinto Marta e Maria Maddalena (1598): la finestra è un piccolo quadrato ricolmo di Dio, che splende nello specchio scuro che Maria Maddalena tiene in mano poco prima di convertirsi alle parole di Marta.

Caravaggio, Marta e Maria Maddalena, 1598

Caravaggio, «Marta e Maria Maddalena», 1598

Anche nel famoso Vocazione di San Matteo (1599-1600), Caravaggio include una finestra ma questa è completamente offuscata, è inutile perché non vi penetra alcuna luce. La luce proviene da un’altra apertura che non vediamo perché è fuori scena ma da cui sta entrando Gesù. A queste finestre è affidato un sottile messaggio teologico: la luce naturale è irrilevante rispetto alla luce divina.

Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1600

Caravaggio, «Vocazione di San Matteo», 1599-1600

La presenza di una finestra in un quadro opera anche una scelta ulteriore, creando un quadro nel quadro, isolando uno spaccato del nostro ambiente esterno. A volte include il territorio posseduto dal committente, come ne La morte della Vergine di Andrea Mantegna (1462) che mostra chiaramente il ponte dei Gonzaga nei laghi di Mantova, che con la morte della Vergine ha poco a che fare.

Andrea Mantegna, Morte della Vergine, 1462

Andrea Mantegna, «Morte della Vergine», 1462

Il luogo dei gesti: incontri, letture, ricami

Quarto, lo spazio della finestra diventa un luogo di azioni specifiche, attese e sorprese, ammicchi ai passanti, lavori all’ago e quiete letture. Da una parte abbiamo la finestra come incontro, quando ci si affaccia e si instaura un dialogo come in questo simbolico Donna alla finestra che saluta una bambina (1654-1670) dell’olandese Jacobus Vrel (domandiamoci: chi è quella bimba?).

Jacobus Vrel, Donna alla finestra che saluta una bambina, 1654-1670

Jacobus Vrel, «Donna alla finestra che saluta una bambina», 1654-1670

Si sporge con curiosità tutta napoletana, allungando il collo, anche la ragazza dai capelli rossi Donna alla finestra di Vincenzo Irolli (1900) stabilendo un contatto sociale con l’esterno della strada.

Vincenzo Irolli, Donna alla finestra, 1900

Vincenzo Irolli, «Donna alla finestra», 1900

Anche la finestra davanti a cui si baciano gli amanti nella famosa serie di Francesco Hayez incornicia un incontro pieno di sentimenti. L’ultimo bacio di Romeo e Giulietta (1823) avviene davanti alle ante aperte che simboleggiano, secondo Pulvirenti, un amore che non conosce ostacoli.

Francesco Hayez, L'ultimo bacio, Romeo e Giulietta, 1823

Francesco Hayez, «L’ultimo bacio, Romeo e Giulietta», 1823

Davanti alla finestra si compiono anche gesti quotidiani, primo fra tutti la lettura. Innumerevoli sono le donne lettrici, morbidamente illuminate dalla luce del sole e della loro immaginazione. Antonio Calderara titola il suo quadro dalle linee moderne, La finestra e il libro (1935), proprio sottolineando il rapporto tra i due oggetti che sono entrambi contenitori di mondi.

Spesso si cuce alla finestra, come nel dipinto patriottico di Odoardo Borrani, chiaramente intitolato 26 aprile 1859 a Firenze (1861), in cui una giovane donna è assorta non su un semplice ricamo, ma sulla confezione di una bandiera tricolore. Siamo il giorno precedente alla cacciata di Leopoldo II di Lorena dalla Toscana. La luce che entra dalla finestra rischiara il futuro italiano.

Odoardo Borrani, 26 aprile 1859, 1861

Odoardo Borrani, «26 aprile 1859», 1861

La metafora: desiderio, libertà, aldilà

In generale, la finestra può essere una potentissima metafora: luogo del desiderio, simbolo di libertà, approdo del divino. Perché, in primis, come sottolinea Pulvirenti, la finestra è uno spazio vuoto e quel vuoto è ricettacolo di tutto, creatore di senso e catalizzatore di immaginazione. C’è la finestra come simbolo di libertà nei dipinti di prigionieri chiusi in celle oscure, ma anche la finestra simbolo dell’al di là, l’oltre in cui si invola l’anima liberata dalla prigione del corpo. È per questo che la finestra è aperta dietro il ritratto di Giuliano de’ Medici di Sandro Botticelli (1478-1480): era morto da pochi giorni e da quell’anta scostata era appena passato il suo spirito.

Sandro Botticelli, Ritratto di Giuliano de' Medici, 1478-1480

Sandro Botticelli, «Ritratto di Giuliano de’ Medici», 1478-1480

Quando gli artisti dipingono vedute dalle finestre dei loro viaggi lo fanno per portarsi dietro la vista e la città che hanno tanto amato, a partire dal Grand Tour in poi. A volte il senso viene dal davanzale e quello che vi viene posato sopra, a partire dal cesto di frutta fresca all’interno del dipinto di una finestra affrescata a Pompei nella Casa del Criptoportico.

Comunque sia, la cornice di una finestra dà senso al mondo, come afferma Charles Baudelaire nel 1859, con un pizzico di provocazione verso i pittori del Salon parigino: «Così aprono una finestra e tutto lo spazio compreso nel riquadro della finestra, alberi, cielo e casa, assume per essi il valore di una poesia compiuta» (Pulvirenti, 146).

… e uno specchio

Il nostro concorso ha aperto un’altra dimensione della finestra: non solo come quadro nel quadro, ma anche come specchio. Nella finestra si può vedere l’altro ma anche se stessi. Concludo con un dipinto che nel suo surrealismo sembra illustrare proprio il nostro titolo. La chiave dei campi di René Magritte (1936) sorprende come tanti di questo pittore che è l’autore delle tele dedicate al famosissimo Impero delle luci, in cui le finestre s’illuminano a notte sotto un cielo diurno. Ne La chiave dei campi una finestra rotta mostra un paesaggio di prati e alberi verdeggianti, ma i cocci che sono caduti non sono trasparenti come il vetro della finestra, sono invece frammenti di specchio che mantengono intrappolata l’immagine dell’esterno. Una finestra mostra e riflette allo stesso tempo.

Il concorso ha raccolto immagini similmente ambigue se non perfino enigmatiche. La presenza così semplice di una finestra è tutt’altro che banale: complica la relazione tra visto e vedente, tra realtà e immaginazione, tra interno ed esterno, tra il qui e l’oltre. Il termine finestra contiene questi strati filosofici: il fen del latino fenestra viene dal greco phaìno (fare vedere, mostrare, svelare, splendere, apparire…). Da phaìno deriva anche fenomeno, la manifestazione del reale, un concetto complicato. E phaìno deriva a sua volta da phòs, luce: la finestra illumina molte cose, dalla più concreta alla più diafana.


Le fotografie nate da questo sguardo sono esposte nella sala virtuale del concorso; tutto sul concorso, la giuria e la mostra di Gallio nella pagina dedicata.

Ritratto di Ilaria Serra
L'autore · Abitare la Cultura

Prof.ssa Ilaria Serra

Professoressa Ilaria Serra: Professor of Italian and Comparative Studies alla Florida Atlantic University, Cavaliere della Repubblica dell'Ordine della Stella d'Italia. Firma la rubrica Abitare la Cultura su LoveImmobiliare Magazine.

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