Abitare la cultura, la cultura come casa. La cultura ci rende capaci di abitare. Questo il significato della rubrica che ha qui inizio e a cui mi rallegro di contribuire.
L’argomento d’apertura viene dall’Altopiano, da un’esperienza che dura da 28 anni e dovrebbe ormai essere nota a tutti. Il Festival delle Opere Prime di Gallio è iniziato nel 1997 per iniziativa di Sergio Sambugaro – il cui cognome viene da una contrada, tanto è il legame con il territorio. Ma il legame con il territorio non si esaurisce qui e il festival è diventato un evento culturale che crea casa e comunità.
In primis, Sergio ha sempre goduto del sostegno della sua famiglia immediata: la moglie Antonella, quando poteva, offriva le sue torte fatte in casa; il figlio Gregorio, non appena presa la patente, ha iniziato a fare la spola tra la pianura e l’altipiano per portare gli ospiti al Festival e ancora oggi si occupa della grafica.
Dalla famiglia all’associazione: un gruppo di volontari, sempre sorridenti ed entusiasti, ha donato il suo tempo per l’organizzazione. Ne nomino solo alcuni: Wally, Marilia, Angelo, Paola e Moreno… Dalla pianura arriva anche il vicesindaco di Carrè, Igor Brunello, che mette a disposizione da anni tempo, benzina e la sua grande cultura cinematografica come presentatore ufficiale (insieme a me, che lo faccio con gioia da una ventina d’anni).
Dalla famiglia, alla valorizzazione delle eccellenze del luogo: subito lo scrittore Mario Rigoni Stern e il regista Ermanno Olmi hanno patrocinato il festival, insieme al montatore asiaghese Giampaolo Cottignola, al giornalista Sergio Frigo (nato a Canove), al critico Michele Serra (nato a Cogollo). Da anni poi si è aggiunto alla Giuria il regista Fabio Rosi, che ha girato il primo film adattato da un racconto di Mario Rigoni Stern, “Un Natale del ‘45” (pluripremiato soprattutto all’estero).
E come nelle buone famiglie, chi è scomparso rimane vicino: a Ermanno Olmi è dedicato il Premio al Miglior Film, al regista Emidio Greco che per anni ha presieduto la giuria è dedicato il Premio Speciale della Giuria e all’insegnante e giornalista Michele Serra, giurato affezionato, è dedicato il Premio dei Giovani. Un’attenzione delicata che dimostra che l’affetto non si esaurisce: come nelle case dell’antica Roma, i lari, gli spiriti degli antenati, rimangono presenti.
Uno spartiacque nell’organizzazione del festival è che da qualche anno è diventato completamente gratuito, aumentando la partecipazione e allargando il benvenuto al pubblico. E come è stato possibile? Grazie a una fittissima rete di sponsor locali, dalle grandi fabbriche e istituzioni fino all’alimentarista e il bar parrocchiale. Tutti a contribuire, chi poco chi tanto non importa. Importa la rete di collaborazione che rende ancora più vivibile l’abitare in questi luoghi e che unisce in un fine culturale comune.
Non si contano poi gli amici e gli ospiti dell’altipiano, quei villeggianti che si cerca di attirare e di viziare con le tante attività culturali, per offrire oltre ai pascoli, ai boschi, ai formaggi. Ormai un gruppo consistente si ritrova ogni anno, anzi si cimenta a organizzare le ferie nell’ultima settimana di luglio, per poter partecipare al festival.
A servire da collante è l’esperienza del cinema vista dal suo lato migliore: una visione collettiva, un momento di comunione nel buio della sala, un attimo di purificazione nel senso greco del termine. È catartico infatti assistere a un dramma, al suo climax e alla sua risoluzione, seguendo le storie che questi film propongono. È sempre interessante e quasi terapeutico poi, poterne discutere con chi li ha pensati e concretizzati: i registi, gli attori, gli sceneggiatori.
Un’altra caratteristica rende il festival unico nella sua atmosfera: i registi sono operatori culturali alla prima esperienza di lungometraggio. Portano quindi tutto l’entusiasmo, la speranza e la gioia degli esordi.
È chiaro come la creazione del festival porti in sé tutte le potenzialità per parlare di cultura dell’abitare: chi lo organizza, chi lo guarda, chi lo sostiene contribuisce a creare comunità nella casetta del Cineghel col suo bel tetto a punta.
Concludo aggiungendo che non si tratta solo di sentirsi a casa, qui, nel locale. Il festival si è aperto all’esterno arrivando ad essere valorizzato negli Stati Uniti, da due università che ne hanno riconosciuto la potenzialità. La Florida Atlantic University (la mia università) e la Chapman University – in California – sostengono il Festival e vi collaborano.
Da Gallio (e dalla Florida), con orgoglio, è tutto.
Rubrica a cura della Professoressa Ilaria Serra, Italian and Comparative Studies - Florida Atlantic University