Rubrica «Psicologia dell’abitare» — a cura della Dottoressa Donatella Caprioglio (École Supérieure d’Architecture de la Villette di Parigi · Università degli Studi di Padova).
«L’adorable hasard d’être aïeul est tombé sur ma tête, et m’a fait une douce fêlure.» — Victor Hugo, L’art d’être grand-père, 1877
Quando si ha la fortuna di diventare nonni, si apre un tempo diverso. Un tempo che sembra dilatarsi, assumere parametri nuovi, più lenti e insieme più intensi.
La presenza si fa più percettiva, più attenta; il pensiero si colora di suggestioni che non avremmo immaginato.
È un’opportunità che ci viene data e che, soprattutto con il primo nipote, ci sorprende. Arriva una gioia improvvisa, quasi travolgente.
E insieme una responsabilità nuova, diversa da quella che abbiamo conosciuto come genitori.
Fino a un momento prima eravamo occupati dal nostro lavoro, dai nostri progetti, dalla libertà conquistata dopo aver accompagnato i figli verso l’età adulta.
Poi compare questo piccolo essere, che porta con sé una continuità inattesa. E qualcosa cambia. Ci ritroviamo a essere punti di riferimento, fari, totem affettivi. Ci scopriamo utili non tanto per ciò che facciamo, quanto per ciò che siamo diventati.
Tutto quello che abbiamo vissuto sembra chiedere di trasformarsi in un gesto, in una parola, in una presenza destinata non più soltanto ai figli, ma a questa nuova generazione.
Eppure il compito del nonno non è educare. O almeno, non principalmente. È ascoltare. Osservare. Lasciare spazio. Accogliere l’accadimento.
I nipoti entrano nel nostro spazio mentale con il loro modo di essere e ci invitano a guardare il mondo da una prospettiva inattesa. Attraverso di loro riaffiorano ricordi che pensavamo perduti. Osservando un gesto del nipote, ritroviamo un gesto del figlio; e dietro quel gesto compare il ricordo di un nostro genitore o di un nonno.
Si crea un continuo rimbalzo tra le generazioni. È questo uno degli aspetti più affascinanti dell’esperienza della nonnità: la consapevolezza di appartenere a una storia più grande di noi. Una storia che non procede in linea retta, ma per echi, rimandi, riconoscimenti.

Foto: Gianni Rigoni Stern
Il libro di cui queste pagine vogliono parlare nasce proprio da questo sguardo.
È lo sguardo di una nonna verso suo nipote, uno sguardo personale e al tempo stesso universale.
Attraverso l’osservazione del bambino, la nonna riscopre se stessa: la figlia che è stata, la madre che è diventata, la nipote che continua a vivere dentro di lei.
Il nipote le restituisce una consapevolezza nuova. La riporta a essere una maglia di un tessuto familiare che la precede e che continuerà dopo di lei.
Le mostra che ciò che siamo non è mai soltanto nostro, ma appartiene a una trama di relazioni, memorie e affetti che ci attraversano.
In queste pagine il bambino esplora, corre, si arrampica. La nonna osserva e riflette. E il loro incontro si svolge in un luogo del Sud d’Italia, ricco di colori, profumi, natura e sapori.
Un paesaggio che non fa da semplice sfondo, ma partecipa all’esperienza e ne amplifica il significato.
È un viaggio condiviso, vissuto pienamente da entrambi. Un viaggio che insegna a sostare nell’attimo presente e a riconoscere la felicità quando si manifesta.
Forse è proprio questo il dono dei nipoti: offrirci una seconda infanzia, non perché torniamo bambini, ma perché ci restituiscono la capacità di guardare il mondo con stupore.
E, attraverso quello stupore, di comprendere più profondamente chi siamo stati e chi siamo diventati.
Il libro: Donatella Caprioglio, «Accade con te», Schena Editore. Dal Volume 9 — Estate 2026, «Partire e abitarsi», di LoveImmobiliare Magazine: l’anteprima del volume si sfoglia nella Libreria.