LoveImmobiliare — Design & Real Estate, Asiago
La Dottoressa Caprioglio legge la motivazione del Premio LoveImmobiliare alla miglior scenografia sul palco della Sala Cineghel di Gallio, davanti alla sala piena
Magazine · Concorso fotografico

La casa che cambia con loro

Al Gallio Film Festival, LoveImmobiliare ha assegnato un premio alla miglior scenografia. È andato a «Gioia mia», dove la casa non fa da sfondo alla storia ma la racconta.

Concorso fotografico 2026 · il premio

Nelle prime immagini di «Gioia mia» le tapparelle sono abbassate e le tende restano chiuse. I corridoi stanno in penombra, gli ambienti sono immobili; la casa si difende dall’esterno come se il mondo fosse una minaccia, e chi ci vive dentro ha smesso di aspettarsi qualcosa da fuori.

Un’agenzia immobiliare che assegna un premio alla scenografia può sembrare un accostamento arbitrario; lo è molto meno se si riflette sullo scopo dell’arte della scenografia. Nel film di Margherita Spampinato la casa scrive la vicenda cambiando mano a mano che cambia il legame tra i protagonisti; si lascia attraversare dalla luce quando loro si lasciano attraversare dagli altri, e alla fine consente di uscire proprio perché è cambiata insieme a chi ci abitava. È la dimostrazione, per via narrativa, che abitare non è occupare metri quadri, ma un processo che riguarda le persone prima delle stanze.

Per questo il Premio LoveImmobiliare alla miglior scenografia, assegnato a Gallio il 25 luglio nella serata conclusiva delle opere prime, è andato a Marinora Ferrandes. La motivazione è della Dott.ssa Donatella Caprioglio, psicologa e psicoterapeuta, che del rapporto tra gli spazi e la vita interiore si occupa da sempre e che sedeva in giuria anche per il nostro concorso fotografico.

La motivazione

In «Gioia mia» lo spazio non esiste, non è il luogo in cui la storia accade, ma il modo in cui la storia si racconta.

Fin dalle prime immagini, la casa parla. Le tapparelle abbassate, le tende sempre chiuse, i corridoi in penombra, gli ambienti immobili e sospesi restituiscono la percezione di un mondo ripiegato su se stesso. È una casa che protegge e, nello stesso tempo, imprigiona. Un luogo che sembra difendersi dall’esterno, come se il mondo fosse una minaccia e ogni cambiamento un rischio.

In questo spazio chiuso entra il ragazzo. Con il suo cellulare porta dentro il suo mondo connesso, immagini, relazioni, possibilità. Non è soltanto un oggetto tecnologico, ma il simbolo di un’apertura verso l’esterno, mentre ancora lo tiene legato con nostalgia a un legame di tenerezza e forse amore per la sua baby sitter. Solitudini e tormenti risuonano in comune, anche se ognuno resta chiuso all’altro, attraverso un paesaggio interno cupo, asfissiante.

All’inizio questi due mondi sembrano inconciliabili: da una parte la paura che immobilizza, dall’altra la curiosità, spinta vitale per il ragazzo che invita a uscire.

La forza della scenografia è accompagnare, con straordinaria discrezione, la trasformazione della relazione. Man mano che il legame tra i protagonisti si modifica, anche la casa cambia. La luce entra lentamente negli ambienti, gli spazi respirano, ciò che sembrava immutabile si lascia finalmente attraversare dalla vita.

Il momento in cui viene svelato il segreto custodito dalla zia non rappresenta soltanto una verità narrativa: è il punto in cui la casa smette di essere il luogo della rimozione e diventa il luogo della memoria. Il bambino può finalmente abitare la propria storia, riconoscendone le ferite e il significato. Perché abitare non significa semplicemente vivere in uno spazio, ma trovare un senso dentro la propria storia.

Non è un caso che il film si apra progressivamente alla luce fino all’approdo finale sul mare. Lì i protagonisti sono finalmente fuori dalla casa, ma non perché l’abbiano abbandonata: possono uscirne perché quella casa, grazie alla relazione, è cambiata insieme a loro. La libertà non nasce dalla fuga, ma dalla possibilità di abitare il proprio passato senza esserne prigionieri.

Questa scenografia rende visibile ciò che spesso resta invisibile: il rapporto profondo tra gli spazi e la vita interiore. Per questo «Gioia mia» interpreta con rara sensibilità il senso dell’Abitare, mostrando come ogni trasformazione autentica della casa coincida con una trasformazione della relazione e della coscienza di sé.

In forma breve, come è stata letta in sala: la scenografia trasforma lo spazio in un linguaggio dell’anima: la casa accompagna la trasformazione dei protagonisti, rendendo visibile il legame profondo tra luoghi, memoria e relazione.

Gallio, 25 luglio 2026 · Dott.ssa Donatella Caprioglio

C’è una frase, in mezzo a questo testo, che vale da sola il premio: abitare non significa semplicemente vivere in uno spazio, ma trovare un senso dentro la propria storia. Chi compra una casa lo sa senza saperlo dire, e chi la vende dovrebbe ricordarselo ogni volta.

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Il filo del concorso prosegue in «Le finestre al cinema», il racconto della premiazione, e in «La prima finestra», la conferenza di Ilaria Serra e Donatella Caprioglio.

Ritratto di Carlotta Melegari
Fondatori

Carlotta Melegari

Carlotta Melegari è co-fondatrice di LoveImmobiliare, direttrice di LoveImmobiliare Magazine, agente immobiliare e interior designer sull'Altopiano di Asiago.

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