LoveImmobiliare — Design & Real Estate, Asiago
Una finestra con gli scuri di legno consumati dal tempo, avvolta da un rosaio in fiore sul muro di pietra
Magazine · Concorso fotografico

Attraversare o abitare

Il saggio che apre lo Speciale Concorso del Volume 9: la differenza tra attraversare un luogo e abitarlo, il doppio movimento della finestra — quadro e specchio — e il racconto della mostra di Gallio, con la giuria, gli incontri e i premi del territorio.

Speciale Concorso «La mia finestra è un quadro… e uno specchio» — di Carlotta Melegari. Il concorso è nato da un’idea della Professoressa Ilaria Serra, con il patrocinio del Comune di Gallio e in collaborazione con il Gallio Film Festival.

La mostra si è tenuta nella Sala Consiliare del Comune di Gallio da mercoledì 22 a venerdì 24 luglio 2026; la premiazione si è svolta sabato 25, nella serata conclusiva del Gallio Film Festival. Il testo che segue è quello pubblicato sul Volume 9, scritto quando quei giorni erano ancora davanti a noi.

Con il concorso «La mia finestra è un quadro… e uno specchio» abbiamo chiesto ai lettori di scegliere una finestra reale della casa in cui vivono o hanno vissuto e fermarsi a guardarla; e in quel titolo, prima ancora che nelle fotografie, vi è già il movimento che ci sta a cuore.

La finestra, da sempre, fa due cose insieme; come quadro, inquadra il mondo, ritaglia un pezzo di cielo, di tetti, di bosco, di montagna, e lo offre allo sguardo; come specchio, restituisce chi guarda a se stesso, perché una finestra dice anche della casa che la incornicia, della vita che si muove alle sue spalle, della persona che, in un certo istante, si è fermata proprio lì.

È una differenza che riguarda molto più di una finestra; un luogo si può attraversare, percorrerlo con lo sguardo del passante, raccoglierne l’immagine e portarla via, oppure lo si può abitare, e allora la stessa veduta cambia natura, cessa di essere un panorama da consumare per diventare una soglia da cui si guarda, da una posizione che ci appartiene. È la distanza che separa una casa misurata in metri quadri da una casa raccontata come biografia; nelle nostre pagine una dimora non compare quasi mai come puro oggetto in vendita, e anche quando entra nel mercato, la si racconta attraverso la memoria di chi vi ha vissuto, le trasformazioni che ha attraversato, la promessa di chi saprà riconoscersi in essa. La dimensione economica non viene negata, viene rallentata, collocata dentro un racconto più ampio, in cui la casa torna a essere passaggio tra un passato e un futuro, tra chi parte e chi arriva.

La condizione che abbiamo posto, una finestra vissuta e non un belvedere, custodiva l’idea precisa, che il paesaggio esista sempre da una posizione, quella di chi lo abita e lo guarda, e non come un fuori anonimo, disponibile a chiunque passi; chi fotografa dalla propria finestra guarda da dentro una vita, e quella cornice domestica cambia tutto.

Fotografare una finestra, allora, non è registrare un dato, è compiere una scelta. Bisogna fermarsi, decidere dove comincia e dove finisce l’immagine, cosa entra e cosa resta fuori, in quale rapporto tenere l’interno e l’esterno; e nel momento in cui si sceglie il margine dell’inquadratura si dà già forma allo spazio. È un gesto piccolo, eppure è lo stesso con cui, da sempre, si abita un luogo, scegliendo la prospettiva da cui guardarlo, nominarlo, riconoscerlo. Lo si abita fotografandolo, e anche allestendo una stanza, restaurando un muro senza cancellarne i segni, custodendo le carte di una casa, preparando un piatto legato a una valle, percorrendo a piedi un sentiero conosciuto; ogni volta che una pratica ordinaria viene compiuta con attenzione, un luogo diventa un poco più leggibile, un poco più nostro.

Due cerve su un pascolo dell'Altopiano, al margine del bosco

Foto: Gianni Rigoni Stern

E chi abita, su un territorio come l’Altopiano, non è soltanto chi vi risiede; vi è chi torna ogni estate nella casa dei genitori, chi ne ha ereditata una e non sa ancora se aprirla o lasciarla andare, chi conserva il ricordo di un’infanzia di vacanze e ripercorre, una volta l’anno, gli stessi sentieri, forme di appartenenza che non coincidono con la residenza, eppure sono più dense e più durature di un soggiorno qualunque. La linea netta tra chi abita e chi visita, su queste montagne, non tiene, e una rivista che voglia raccontarle deve rivolgersi a tutti costoro senza ridurli a un unico lettore immaginato.

E vi è il versante dello specchio. Una finestra non si limita a mostrare il mondo, restituisce qualcosa di chi vi si affaccia, e il modo in cui scegliamo di guardare un luogo dice di noi quanto il luogo stesso. Abitare, in questo senso, è più che stare in uno spazio, è riconoscersi in esso, lasciare che la casa e il paesaggio diventino una forma del nostro modo di stare al mondo; ed è la ragione per cui questo numero porta il titolo «Abitare il mondo, abitare il sé», perché i due movimenti, alla fine, coincidono.

Da qui nasce un modo di guardare, e di raccontare, più lento. Una casa non si lascia ridurre subito a un annuncio, un paesaggio a una veduta, una fotografia a un’immagine che cattura e si dimentica; ciascuna di queste cose chiede un tempo che permetta di sostare, interpretare, riconoscere. È la stessa cura che si riserva a ciò che si ama e si vuole custodire, e vale per una casa di montagna del Veneto come per qualunque luogo del mondo, perché abitare, prima che un fatto locale, è una condizione umana.

Vi è anche, in questo modo di intendere l’abitare, un’idea di bellezza che non si esaurisce nell’ornamento; la bellezza di un paesaggio, di una casa, di un borgo non è soltanto qualcosa da guardare, chiede verifica, protezione e talvolta tutela, perché un paesaggio, nel nostro Paese, è prima di tutto un bene comune, affidato alla cura di chi lo abita e di chi lo attraversa. Riconoscere la bellezza significa, allora, assumersene una parte di responsabilità, perché un luogo non si protegge soltanto ammirandolo; lo si protegge custodendone la complessità, le fragilità, la memoria, rendendolo leggibile come luogo abitato e non come una cartolina che chiunque può raccogliere e portare via.

Resta, in fondo, una sola domanda: che cosa cambia, in un paesaggio, quando lo si guarda dalla propria finestra?

A questa domanda non si risponde con un ragionamento, si risponde guardando; ed è per questo che le finestre raccolte dal concorso non restano sulla pagina, ma diventano, per qualche giorno d’estate, una mostra da attraversare.

Un camoscio bruca in un prato fiorito di margherite

Foto: Gianni Rigoni Stern

La mostra, gli incontri, i premi

Le opere scelte tra quelle arrivate al concorso «La mia finestra è un quadro… e uno specchio» trovano posto, per tre giorni, nella Sala Consiliare del Comune di Gallio, da mercoledì 22 a venerdì 24 luglio, con orario dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19, a ingresso libero, con il patrocinio del Comune di Gallio e in collaborazione con il Gallio Film Festival. Attraversarla è, alla lettera, passare di finestra in finestra; ogni scatto una soglia tra il dentro e il fuori, e l’insieme un piccolo atlante di vedute intime, fatte di finestre reali, scorci quotidiani, riflessi e frammenti di luce, ciascuna appartenente a chi l’ha guardata.

Ad accompagnare la mostra sono quattro sguardi diversi, quelli dei fotografi e degli studiosi che hanno composto la giuria. Adriana Benetti Longhini, nata in Tanzania ai piedi del Kilimangiaro e formatasi tra l’Africa e l’Europa, porta una fotografia in cui convivono paesaggio, memoria e meraviglia; Gianni Rigoni Stern, nato e cresciuto ad Asiago, si dice un camminatore, e cerca nello scatto i sentieri, gli animali, i silenzi e i mutamenti della montagna; Donatella Caprioglio, psicologa e scrittrice tra le voci che in Italia hanno dato forma alla psicologia dell’abitare, indaga il legame tra casa, corpo, memoria e vita interiore; Ilaria Serra, italianista e comparatista alla Florida Atlantic University da cui è nata l’idea del concorso, intreccia cultura visiva, identità, paesaggio e racconto del viaggio. A completare la giuria, Antonella Corà del Gallio Film Festival e la Direzione di questa rivista.

Attorno alla mostra, ogni pomeriggio porta un incontro. Mercoledì 22, alle 17, «Finestre sul paesaggio» mette in dialogo le immagini e le parole di Adriana Benetti Longhini e Gianni Rigoni Stern. Giovedì 23 si comincia alle 16 con un nuovo dialogo con gli autori, «Dallo sguardo fotografico alla parola», e alle 17 Donatella Caprioglio presenta il suo romanzo «Accade con te», cui segue il firmacopie. Venerdì 24, alle 17, la conferenza «Sguardi. Casa, paesaggio e benessere profondo» riunisce Ilaria Serra e Donatella Caprioglio intorno al rapporto tra abitare, paesaggio, immagine e interiorità, e si chiude con un brindisi. La premiazione del concorso arriva sabato 25, in Sala Cineghel, dentro la serata conclusiva del Gallio Film Festival.

I premi per i vincitori nascono dalla generosità di alcune realtà del territorio che hanno scelto di sostenere il progetto, e a loro va la nostra gratitudine; Basso Calzature, negozio storico di Asiago, l’Osteria Da Moreno di Gallio con la sua cucina stagionale, la Pasticceria Presti 1961, storia di famiglia e lievito madre sull’Altopiano dal 1961, e il Salone Carturan di Asiago, dove la cura dell’immagine si fa tempo dedicato a sé.

Grazie alla Prof.ssa Ilaria Serra, ideatrice del Concorso, i dodici scatti più amati dalla giuria saranno presentati durante il simposio internazionale Italy in Transit, l’incontro che ogni febbraio riunisce alla Florida Atlantic University studiosi e appassionati intorno all’Italia come terra di partenze e di ritorni, e che nel 2027 ne ospiterà la proiezione; e usciranno su queste pagine lungo l’anno, tre per numero, dall’autunno fino alla prossima estate.

La mostra stessa, per noi, è una porta che resta aperta. Il concorso non si chiude con questa edizione, torna ogni anno con la stessa domanda, e le iscrizioni per la prossima sono già aperte. Se, attraversando queste finestre, vi verrà voglia di mostrare la vostra, potrete farlo fin da subito; ogni sguardo che saprete cogliere potrà entrare, a sua volta, in questo piccolo atlante che cresce di stagione in stagione. Perché ogni finestra, come il concorso ha chiesto fin dal titolo, è insieme un quadro e uno specchio, un pezzo di mondo e un modo di guardarlo; e ce n’è una, di sicuro, che aspetta soltanto il vostro.


Le dodici opere selezionate si attraversano nella sala virtuale; il concorso, la giuria e la mostra di Gallio nella pagina dedicata. Questo pezzo apre lo Speciale Concorso del Volume 9 — Estate 2026, «Partire e abitarsi»: l’anteprima del volume si sfoglia nella Libreria.

Ritratto di Carlotta Melegari
Fondatori

Carlotta Melegari

Carlotta Melegari è co-fondatrice di LoveImmobiliare, direttrice di LoveImmobiliare Magazine, agente immobiliare e interior designer sull'Altopiano di Asiago.

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