Ci sono luoghi che porti dentro ancora prima di averli vissuti davvero. L’altopiano di Asiago per me è sempre stato così: un paesaggio ereditato, fatto di nomi pronunciati a tavola da mio padre e da mio zio, di contrade che risuonavano come filastrocche — Gomarolo, Fontanelle, Rubbietto, Puffele — di osterie dove mio zio, gran giocatore di carte, si fermava il pomeriggio e poi raccontava la sera.
Un altopiano ereditato, fatto di nomi e di storie
I miei nonni abitavano ai piedi dell’altopiano, e da bambino quelle storie erano il mio modo di stare là anche senza esserci. Poi sono arrivate le gite della domenica con i miei genitori, i boschi più su, verso nord, fino all’Ortigara, a cercare le tracce della Grande Guerra tra i sassi e i silenzi.
Crescendo, quella strada l’ho persa. Come succede. Gli anni portano via da certi luoghi, li lasciano nell’angolo dei ricordi belli ma un po’ lontani. Finché, dopo molto tempo, quel desiderio è tornato, a me e a mia moglie Isa. Non più una gita, non una vacanza: volevamo un posto nostro, un luogo da abitare davvero, con radici.

La ricerca
Abbiamo cominciato come si comincia oggi: con le ricerche online, i portali immobiliari, le telefonate. Una girandola fatta di annunci che sembrano giusti e poi non lo sono, di appuntamenti che non portano da nessuna parte. È in mezzo a quella confusione che abbiamo incontrato Carlotta, per caso, attraverso un appartamento che non era quello che cercavamo ma si trovava nella zona che ci piaceva.
Il primo incontro non ha avuto nulla di formale. Abbiamo cominciato a parlare dei luoghi, di cosa ci spinge verso quelle montagne. E ci siamo ritrovati a raccontarle di noi, di cosa cercavamo, delle difficoltà incontrate. Carlotta ascoltava. Non aveva fretta, non aveva soluzioni preconfezionate.
È così che abbiamo scoperto il servizio del property finder, un servizio di cui non sapevamo nemmeno l’esistenza. Non un’agenzia che vende ciò che ha in portafoglio, ma una professionista che lavora dalla parte di chi compra: che cerca, seleziona, filtra, usa la sua rete di relazioni per trovare anche ciò che non trovi sui portali. Una differenza enorme, che ho capito davvero solo strada facendo.
Quello che cercavamo non era facile da trovare: una casa isolata ma non sperduta, tranquilla, con la possibilità di essere rinnovata rispettando i materiali e i caratteri delle case di montagna di un tempo, quelle che ricordavo dall’infanzia, un pezzo di prato o di bosco intorno. Carlotta ha preso sul serio ogni dettaglio. Ha usato la sua conoscenza del territorio, il suo rapporto con la comunità locale, la sua grinta, per una ricerca tutt’altro che semplice.

Trovare la casa è solo metà del percorso
E quando finalmente la casa giusta è arrivata, e Isa e io l’abbiamo vista e riconosciuta, abbiamo scoperto che trovare un immobile è solo la metà del percorso. Viene poi la parte che nessuno ti racconta volentieri: i documenti, le pratiche, gli enti, i professionisti da coordinare, i piccoli e grandi ostacoli che si incontrano uno dopo l’altro fino alla firma dal notaio.
Anche in quella fase, avere Carlotta al fianco ha fatto la differenza. Non solo per le competenze tecniche, ma per la capacità di difendere le nostre ragioni, di trovare le parole giuste nei momenti tesi, di tenerti ancorato quando tutto sembra andare storto. La fiducia che avevamo costruito si è dimostrata solidissima quando è servita davvero.
Riconoscere e farsi riconoscere
Siamo partiti in questo cammino da soli, convinti che da soli si potesse far tutto. Siamo arrivati alla fine grazie a una professionista che ora posso chiamare amica. Non avevo cercato un servizio: ho trovato una persona. E attraverso quella persona ho ritrovato qualcosa che pensavo di aver perso.
Adesso, quando salgo sull’altopiano, quei luoghi li riconosco. E mi sembra che loro riconoscano me.
Riccardo Costacurta
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