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Il pulviscolo danza in un fascio di luce che entra dalla finestra in una stanza in penombra
Magazine · Visioni di stile

La penombra

La penombra come sapere dell'abitare estivo: da Hammershøi a Matisse, dai muri spessi delle contrade dell'Altopiano al gesto di socchiudere le persiane — un invito a ritrovare, nelle ore più calde, la giusta misura d'ombra.

Rubrica «Visioni di stile» — Volume 9, Estate 2026.

«La luce è fievole? Lasciamo che le tenebre ci inghiottano, e scopriamo la loro beltà.» — Jun’ichirō Tanizaki, Libro d’ombra1

Muta l’ombra con le stagioni; mistero e profondità d’inverno, riparo d’estate. Nei mesi caldi essa cambia voce e ufficio, e da soglia del mistero si fa luogo del fresco.

Nelle ore in cui la luce, fuori, abbaglia e pesa, la casa di montagna conosce un gesto antico, socchiudere le persiane e lasciare che il giorno entri filtrato, ridotto a poche lame che attraversano la stanza e si posano sul pavimento.

È in quel chiarore trattenuto, più che nella luce piena, che lo spazio si rivela; la penombra raccoglie le cose, e nel raccoglierle restituisce loro il peso, al tempo la sua lentezza, a chi abita un fresco che è insieme del corpo e dell’animo.

Vi è un quadro che dice questa soglia meglio di molte parole.

In Pulviscolo che danza nei raggi di sole2, dipinto da Vilhelm Hammershøi nel 1900, una stanza spoglia accoglie un fascio di luce che entra dalla finestra e si distende sul pavimento come una forma geometrica, netta e immateriale a un tempo; intorno, la penombra tiene le pareti in un silenzio che pare sospendere le ore.

Il pittore danese, che degli interni fece la sua sola patria, non cercava lo splendore, ma il modo in cui la luce, entrando con misura, disegna lo spazio e lo abita; e in quel pulviscolo che galleggia nel raggio, visibile solo perché la stanza è in ombra, si misura la grazia di ciò che è trattenuto.

Dove Hammershøi tace, Matisse canta, e porta la stessa intuizione sotto il sole del Mediterraneo.

Negli anni di Nizza, affacciato sul mare, dipinge stanze difese dalla calura; in Interno con violino3, del 1917, una persiana nera, chiusa, occupa metà della tela, mentre accanto a essa l’altra anta, socchiusa, lascia esplodere una lama di azzurro, il cielo e l’acqua di fuori.

Quel nero è il colore del fresco, della stanza che si ripara dal mezzogiorno e che, proprio chiudendosi, incornicia la luce e la rende più intensa.

Vi si riconosce un sapere mediterraneo antico, quello delle gelosie e dei patii, delle imposte accostate nelle ore calde, per cui custodire la penombra è custodire la luce.

Una sedia a dondolo sul portico di una casa, tra le persiane nere e le ombre del pomeriggio

Il nero delle persiane, il disegno delle ombre sul legno: la penombra abita anche la soglia di casa

Prima ancora che i pittori la fermassero sulla tela, la penombra era un sapere delle mani, scritto nelle case molto tempo addietro.

Lo dicono i muri spessi delle dimore di pietra, che di giorno restituiscono il fresco bevuto nella notte; le finestre piccole e profonde aperte sul lato del sole, le imposte di legno e le persiane accostate nelle ore di mezzo, il portico e la loggia che stendono la loro ombra sulla soglia.

Sull’Altopiano, dove l’inverno detta legge per gran parte dell’anno, le contrade hanno imparato anche l’estate; e la stanza tenuta in penombra, con il pavimento di legno e i muri di calce, sa farsi fresca senza nulla chiedere.

In tutto questo la penombra è già progetto, la prima forma, e la più antica, di quel governo della luce che oggi chiamiamo progettare gli interni.

Vi è, in storia dell’arte, un assunto che non smette di affascinare: il punto di massima luce e quello di massimo buio si trovano sempre l’uno accanto all’altro.

È quanto, senza dirlo, hanno mostrato questi quadri; la lama di Hammershøi si fa netta là dove la stanza si raccoglie nello scuro, e in Matisse il nero della persiana e l’azzurro del mare si reggono a vicenda, acceso l’uno dalla presenza dell’altro.

La luce più viva nasce sul ciglio dell’ombra più fonda, e l’una chiama l’altra come la propria ragione.

La penombra estiva è il nome gentile di quella soglia, la fascia in cui i due opposti si sfiorano e si temperano; e forse è per questo che una casa, d’estate, ci accoglie meglio quando alla sua luce sappiamo lasciare accanto la giusta misura d’ombra.

È la stessa verità che Jun’ichirō Tanizaki, in un celebre elogio, riconosceva all’abitare d’Oriente, la bellezza che nasce dal gioco dell’ombra e della luce fra loro, più che dalle cose in sé.

La penombra estiva appartiene a questa famiglia di gesti misurati; chiede poco, una persiana accostata, una tenda che respira, un’ora sottratta al pieno sole, e in cambio offre molto, la frescura, il riposo dell’occhio, l’intimità di uno spazio tornato a misura d’uomo.

In un tempo che vuole ogni cosa illuminata e mostrata, riscoprire la penombra è anche ritrovare una misura, il diritto di una stanza, e di chi la abita, a un poco d’ombra e di quiete.

Un mazzo di fiori di campo in un vaso di vetro, contro un muro in mezza luce

Nella luce trattenuta i colori, attenuati, si fanno più profondi

Prova, nelle ore più calde, a non accendere nulla, e a socchiudere invece le persiane.

Lascia che la luce entri ridotta a poche lame, e seguine il lento spostarsi sul pavimento col volgere del pomeriggio; osserva il pulviscolo che si accende soltanto là dove il raggio attraversa la penombra.

Senti come la stanza si raffredda, e con essa il pensiero; come i colori, attenuati, si fanno più profondi, e gli oggetti, sottratti al pieno giorno, ritrovano un contorno discreto.

Vi è, in questa luce trattenuta, una quiete che il pieno sole non conosce; e la casa, all’ombra, diventa il luogo fresco in cui l’estate si lascia abitare.


1. Jun’ichirō Tanizaki, Libro d’ombra (In’ei raisan, 1933), traduzione di Atsuko Ricca Suga, Bompiani.

2. Vilhelm Hammershøi, Pulviscolo che danza nei raggi di sole (Støvkornenes dans i solstrålerne), 1900, Ordrupgaard, Copenhagen.

3. Henri Matisse, Interno con violino (Intérieur au violon), 1917-1918, Statens Museum for Kunst, Copenhagen.

Questo pezzo è il controcanto estivo di «Geometrie d’ombra», il racconto della luce d’autunno uscito sul Volume 6. Dal Volume 9 — Estate 2026, «Partire e abitarsi»: l’anteprima del volume si sfoglia nella Libreria.

Ritratto di Carlotta Melegari
Fondatori

Carlotta Melegari

Carlotta Melegari è co-fondatrice di LoveImmobiliare, direttrice di LoveImmobiliare Magazine, agente immobiliare e interior designer sull'Altopiano di Asiago.

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