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La storia vera dell'albero di Natale in Piazza a Conco
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La storia vera dell'albero di Natale in Piazza a Conco

L'albero di Fiorella, prima di essere donato per il Natale 2025 al Comune di Conco. Un Natale magico, come può esserlo solo quando i bambini sono ancora piccoli: la letterina, i buoni propositi, l'attesa di Babbo Natale.

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L’albero di Fiorella, prima di essere donato per il Natale 2025 al Comune di Conco.

Un Natale magico, come può esserlo solo quando i bambini sono ancora piccoli. Scrivono la letterina, cercano di fare i bravi, aspettano Babbo Natale. Non vedono l’ora di preparare l’albero, aprono trepidanti le scatole degli addobbi per ritrovare le decorazioni di sempre e, ogni anno, sono felici di aggiungerne una nuova. Si entusiasmano per il presepe e nascondono con cura Gesù Bambino, che si mette solo a mezzanotte, quando nasce.

Ecco: era un Natale così. Lo avremmo trascorso nella casa di montagna, immersi nella natura, tra prati e boschi, circondati dalle poche casette del piccolo borgo.

Per quell’occasione speciale, il papà aveva comprato un bellissimo abete. E, con la ritualità con cui si prepara l’Albero di Natale, lo avevamo addobbato tutti insieme: palline, angioletti, gnomi, bacche, nastri dorati.

Albero di Natale in Piazza Conco - particolare - 2025

L’abero di Fiorella è oggi l’Albero di Natale 2025 in Piazza Conco.

L’albero era bellissimo. E addobbato lo era ancora di più: un sogno per i bambini che, la sera, restavano incantati a guardarlo, pieno di luci e di piccoli balocchi, con gli occhi così estasiati da sembrare, a tratti, già altrove.

Come succede spesso con la meraviglia, lì per lì non ce ne rendiamo conto davvero. Poi, per fortuna, arriva il ricordo: la memoria che rinnova e ravviva l’emozione.

Quando il periodo natalizio finì, l’albero era ancora vivo e in buona salute. Il papà lo guardò attentamente: nonostante il destino abituale degli alberi di Natale, lui aveva resistito al caldo della casa, agli addobbi, alle manine curiose dei bambini. Poteva farcela.

Così iniziò la spedizione “Salviamo l’albero”. Papà, mamma e i due bambini—ben vestiti, infagottati tra sciarpe e berretti—scelsero il posto giusto, vicino alla recinzione, tra la casa e il prato dove, di solito, pascolavano le mucche. E andarono a piantarlo.

Albero di Natale in Piazza Conco vista alto 2025

L’albero di Natale 2025 in Piazza a Conco visto dall’alto.

Naturalmente il papà scavava, e noi aiutavamo come potevamo: con qualche mano, e con molto supporto morale.

L’albero fu sistemato bene. Sopravvisse all’inverno, si rinforzò con la primavera e con l’estate. E crebbe. Crebbe ancora. Ogni anno un po’ di più, sempre più bello, sempre più imponente.

Intanto la vita continuava, con i suoi alti e bassi. Crescevano i bambini, che poi diventarono ragazzi. Il terreno davanti alla casa, dove un tempo pascolavano le mucche, venne venduto: arrivarono gli scavatori, e al prato si sostituirono le case. E l’albero, intanto, continuava a crescere.

Negli anni accaddero tante cose, per tutti. Cambiò il paesaggio e cambiò il mondo intorno a lui. Non c’era più il prato: al suo posto sorse una casa, troppo vicina. E arrivò anche la tempesta Vaia, quel vento terribile che abbatté tanti alberi e spaventò tutti. E lui resistette. Sempre più grande, sempre più bello.

Quel piccolo albero di Natale, diventato maestoso, finì—suo malgrado—per rappresentare un rischio. Non perché avesse fatto qualcosa: lui aveva solo continuato a crescere, fedele al suo compito silenzioso.

Aveva accompagnato i bambini e gli uomini che erano diventati: il maggiore, oggi medico, ha vissuto per un periodo nella casa di montagna lavorando sul territorio; il più piccolo, architetto, appena può corre lassù per riposare o lavorare. E lì stanno sempre volentieri, con quel che resta del loro prato e con il loro albero.

Un albero rimasto accanto a tutti, sempre: presenza protettiva, rassicurante, silenziosa.

È difficile pensarlo pericoloso, così com’è: orgoglioso, affidabile, quasi “di casa”.

Eppure, ora che sembra arrivato il tempo di salutarlo, la mamma ha pensato che la fine debba essere speciale. Importante. Degna. Con gli onori e il ringraziamento che merita.

È stato un bellissimo Albero di Natale. È stato l’alfiere della casa. E concluderà la sua storia come il più bello tra gli Alberi di Natale: quello della piazza di Conco, a Natale 2025. Sarà addobbato ancora una volta, festeggiato, circondato da canti, fiaccolate e luce.

Gli rendano onore e memoria i fortunati che lo vedranno: è stato un grande albero, amato davvero.

Fiorella Cavuto

Ritratto di Riccardo Donati
Fondatori

Dott. Riccardo Donati

Co-fondatore nel 2024 di LoveImmobiliare, nel 2008 di Redexe Srl, Riccardo è laureato in Fisica, esperto in Scienza dei Dati e Intelligenza Artificiale.

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