Le fotografie di Adriana Benetti Longhini le ho incontrate prima della fotografa: le albe sulla Marcesina, le nebbie che restituiscono all'Altopiano la sua natura di soglia. Lavorando con lei, alla rivista e poi nella giuria del nostro concorso fotografico, ho capito che quello sguardo non è una tecnica; è una forma di pazienza, la disponibilità ad aspettare che il paesaggio si dichiari. Carlotta Melegari
Catturare la magia della luce
«Catturare la magia della luce e ciò che l'occhio vede, per condividerlo con il mondo»: così Adriana Benetti Longhini descrive il proprio lavoro, ed è una dichiarazione che contiene per intero il suo metodo. Molte delle sue immagini nascono all'alba, quando la luce è materia ancora in formazione e la nebbia trattiene i contorni delle cose; le chiesette al primo sole, le contrade che affiorano dal bianco, i boschi attraversati di luce sono diventati il suo lessico riconoscibile.
Un'infanzia sotto il Kilimangiaro
Adriana Benetti Longhini nasce ad Arusha, in Tanzania, alle pendici del monte Meru, con il Kilimangiaro all'orizzonte. Cresce tra la Arusha School e l'International School di Moshi, la piantagione di caffè di famiglia, Maswere, e le vacanze tra il lago Manyara, Mombasa, il Serengeti e il cratere di Ngorongoro; un'infanzia immersa in paesaggi che non si dimenticano, e che le consegna la prima, decisiva educazione dello sguardo.
Il Sudafrica e la camera oscura
Negli anni Settanta la famiglia lascia la Tanzania per il Sudafrica, prima a Durban e poi a Johannesburg. È a Durban, durante gli studi di Belle Arti nel KwaZulu-Natal, che la fotografia diventa la sua strada: ore in camera oscura, prevalentemente in bianco e nero, a imparare il mestiere dalla materia stessa della luce. I suoi riferimenti dichiarati stanno nella pittura prima che nella fotografia, John Constable e i maestri del Rinascimento italiano; in Sudafrica resterà per trent'anni.
Il ritorno: Asiago, la terra degli avi
Il capitolo italiano è un ritorno. Adriana sceglie di tornare a vivere ad Asiago, la terra da cui i suoi avi erano partiti, e l'Altopiano diventa il centro del suo lavoro: le albe sulla piana di Marcesina, le nebbie che salgono dai pascoli, le contrade e le chiesette colte nell'ora in cui il paesaggio appartiene ancora a se stesso. In quelle immagini vive una delle idee che questa rivista ha più care: abitare un luogo significa anche riconoscerlo, e a volte occorre l'intera distanza di due continenti per imparare a vederlo.
Una voce internazionale
Il suo lavoro ha da tempo un pubblico internazionale. FRAMES Magazine, rivista fotografica che raggiunge lettori in tutto il mondo, l'ha invitata al proprio podcast e l'ha scelta come Artist-in-Residence nel febbraio 2023, dedicando una serie di incontri al suo progetto sugli altipiani di Asiago; un riconoscimento che ha portato le contrade e i boschi dei Sette Comuni davanti a una platea che dell'Altopiano, spesso, non conosceva ancora il nome.
Insegnare a vedere: i workshop
All'attività d'autrice affianca i workshop fotografici sull'Altopiano: «Primavera sull'Altopiano di Asiago» è il programma con cui accompagna chi desidera imparare a fotografare questi luoghi nella stagione del risveglio.
Con LoveImmobiliare
Su LoveImmobiliare Magazine Adriana Benetti Longhini firma la rubrica Altrove. Ha fatto parte della giuria della prima edizione del concorso fotografico «La mia finestra è un quadro… e uno specchio», nato in collaborazione con il Gallio Film Festival, e nei giorni della mostra alla Sala Consiliare di Gallio è stata protagonista, accanto a Gianni Rigoni Stern, dei dialoghi con il pubblico del 22 e 23 luglio 2026. Le dodici opere selezionate dalla giuria, donate al Comune di Gallio, torneranno in mostra nel 2027.
Sito ufficiale: adrianabenettilonghini.com Workshop: Primavera sull'Altopiano di Asiago
